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sabato 8 novembre 2008

BERLUSCONI TI SEI SBAGLIATO! L'UNIVERSITA' NON E' UN SUPERMERCATO!

Un'altra splendida giornata di lotta ha animato gli atenei italiani. Oggi una lotta forse più consapevole e strutturata dei primi enormi splendidi afflati di ribellione delle scorse settimane. Un'azione più consapevole, per aver compreso che la lotta paga, giacche si è riusciti, attraverso la grande mobilitazione che l'onda ha prodotto fin qui, quantomeno a procrastinare nel tempo quel famigerato provvedimento che rappresenterà la morte dell'università italiana e a far traballare pesantemente le stanze del Ministero ed il sorriso finto di Maria Stella. Ed una consapevolezza più strutturata politicamente, perché le tante assemblee, le discussioni, i volantinaggi dell'ultimo mese stanno iniziando ad avere l'effetto sperato, cioè quello di tessere le maglie della protesta attorno ad un progetto politico definito, ad un'analisi approfondita che riesca a costruire un modello di istruzione altro, che risponda davvero al dettato costituzionale secondo il quale la formazione individuale e collettiva dei giovani dev'essere occasione di emancipazione dallo sfruttamento e di arricchimento culturale e quindi sociale.

A Cosenza, a Reggio Calabria, a Messina, ed in tutta Italia, gli universitari hanno dimostrato che davvero la lotta è solo all'inizio. Anche in territori difficili, come quelli meridionali, dove le comunità sono afflitte dal bisogno ed uscire allo scoperto opponendosi a provvedimenti governativi può davvero diventare occasione di discriminazione politica o di esclusione sociale, il mondo dell'università riesce ad intelaiare la struttura della protesta attraverso uno stretto rapporto con i territori che vivono intorno agli atenei e con il mondo della scuola, partecipe anch'esso, in qualche caso egemone, del movimento studentesco.

Un partecipato sit-in a Reggio Calabria, organizzato dal collettivo interfacoltà UNIRC, uno splendido corteo per le vie cittadine a Cosenza, dove l'Università è già occupata da giorni, ed un altrettanto partecipato corteo studentesco a Messina, culminato con l'occupazione, pacifica ma convinta, del Rettorato.

La convergenza, nell'analisi del movimento, è indirizzata ovviamente verso il grande appuntamento nazionale del prossimo 14 novembre, un'ulteriore grande occasione per dimostrare, attraverso una protesta pacifica ma assolutamente determinata, quanto grande e diffusa sia l'opposizione sociale nel Paese ai provvedimenti che il governo, spavaldamente prima e più subdolamente adesso, sta mettendo in campo. D'altra parte la consapevolezza politica che la richiesta di un referndum abrogativo, pur necessaria, non è assolutamente sufficiente a rappresentare l'alternatività che questo movimento sta esprimendo. E' il disegno politico complessivo che il Governo propone a rappresentare un ostacolo all'espressione e all'emancipazione dei milioni e milioni di cittadini che in questi giorni sono scesi in piazza. Ed è dunque compito di tutto il movimento, indirizzare, in questa fase, le proprie energie verso un opposizione più politica e meno vertenziale verso il blocco sociale delle destre al Governo. La precarietà, la frantumazione del contratto nazionale di lavoro, il federalismo con la fine del principio costituzionale di solidarietà nazionale, i provvedimenti razzisti e xenofobi, le regole perverse del mercatismo e dell'imperialismo fondate sulla massimizzazione dello sfruttamento, sulla competizione sociale e sulla lotta tra poveri. E' tutto questo che non va, tutta l'impostazione ideologica che sta dietro alla controriforma dell'istruzione.

Gli studenti oggi sono forse consapevoli che la Ministra in realtà è solo un burattino patinato in mano ad un mostro molto più potente. I lunghi tentacoli del neoliberismo straccione, che vorrebbero distruggere oggi perfino ogni minimo barlume di coscienza collettiva ed annientare lo spirito critico di ogni giovane, sono stati svelati e messi in luce. La crisi economica, che forse da un lato ha determinato la necessità di un'accelerazione da parte di questo sistema nel reperire maggiori risorse economiche succhiando dallo stato sociale i fondi per coprire gli enormi buchi finanziari prodotti attraverso lo sfruttamento, ha risvegliato, forse ancora in parte, anche la coscienza collettiva delle comunità. Il re è nudo! Ed è oggi compito di ogni cittadino provare a spodestarlo! Compito degli studenti, e dei giovani in generale, è quello di riprendersi il futuro. Di poter ritornare a pensare a lungo e a medio termine, senza dover essere costretti ad abbassare la testa per arrivare a fine mese, ad avere la possibilità di non guardare al compagno di banco o al collega di corso come un soggetto in competizione ma come un possibile compagno di lotta!

E' questa la grande sfida che il 7 novembre ci lancia. Una sfida da raccogliere con l'impegno di chi non sarà mai un fannullone, per riportarlo in piazza tra sette giorni, il 14 novembre a Roma!

L'onda deve andare oltre, davvero oltre! Rompere gli argini dai quali si è generata e diventare Rivoluzione!

Stefano Perri, Coordinamento Nazionale FGCI

venerdì 7 novembre 2008

Berlusconi non si scusa, lo fanno gli italiani

Dopo la "carineria" su Barack Obama, che il presidente del Consiglio italiano ha chiamato "abbronzato", molti nostri connazionali hanno inviato al sito del quotidiano "New York Times" lettere con cui si dissociano dalla frase pronunciata da Berlusconi

Obama abbronzato, Berlusconi litiga con un reporter Usa

Silvio Berlusconi nella conferenza stampa al termine del Consiglio Ue, torna sulla parole dette su Obama e sulla mancata telefonata da parte del presidente eletto degli Stati Uniti. E' polemica tra un giornalista di Bloomberg e il premier



Le dichiarazioni di Silvio Berlusconi su Barack Obama, "è bello, giovane e abbronzato", sono state al centro di un vivace botta e risposta tra il premier italiano e un reporter americano. Nel corso della conferenza stampa del vertice Ue, un giornalista dell'agenzia di stampa americana Bloomberg ha domandato al capo del governo italiano perché non chiedesse scusa al presidente eletto, Barack Obama per le dichiarazioni fatte da Mosca. "Anche tu, ha risposto il premier, vedo che ti sei messo nella lista di quelli che ho detto ieri". Berlusconi aveva chiamato "imbecilli" i fautori della polemica.
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giovedì 6 novembre 2008

Lapide in memoria dei repubblichini: il silenzio del sindaco disonora la costituzione

In merito alla questione della lapide in memoria ai caduti della Repubblica di Salò dobbiamo prendere atto come i politici algheresi di centrodestra stiano seguendo la triste scia dei loro rappresentanti in parlamento, tutti accomunati dal deprecabile tentativo di riabilitare le teorie revisioniste. Siamo purtroppo testimoni del cancan mediatico provocato da un Licio Gelli che, dichiaratamente fascista, incorona Silvio Berlusconi come l’unico che può attuare il piano di rinascita democratica della P2, mentre dall’altra parte Marcello Dell’Utri senza troppe remore bolla come obsoleti i valori dell’antifascismo.

Anche il centrodestra Algherese sembra non voler venire meno a questa ondata revisionista, tanto da rendere necessaria una richiesta di presa di posizione da parte delle istituzioni. In seguito alle passate dichiarazioni dei consiglieri comunali di centrodestra - contornate da pesanti offese e vergognosi slogan fascisti - in difesa della lapide in memoria dei repubblichini, il Sindaco di Alghero ha scelto tacere, provocando la stesura di una lettera aperta da parte di studenti professori e ricercatori della facoltà di Architettura.

In tutto questo riteniamo non tanto e soltanto “legittimo” pretendere una presa di posizione del sindaco, quanto estremamente urgente e necessario che il rappresentante delle istituzioni in città faccia fede alla nostra Costituzione, che era e continua ad essere fondata sui valori dell’antifascismo.

Nei piccoli come nei grandi episodi le scelte determinano la grande Storia come la piccola storia:
la Repubblica Italiana è figlia della scelta dei partigiani di opporsi ai repubblichini che, schierati a favore della repubblica di Salò, combattevano contro la creazione della Repubblica Italiana.
La stessa Repubblica che il sindaco, a volte più a volte meno, rappresenta – in questo caso, con il suo silenzio, sicuramente meno.


Roberto Iannaccone
Segretario del Partito dei Comunisti Italiani – sezione di Alghero

Incidente tra la Facoltà e il Sindaco

In cinquanta tra docenti, ricercatori e studenti scrivono a Marco Tedde, reo, secondo loro, di non aver chiarito la sua posizione in merito alle dichiarazioni, definite gravi ed offensive, nei confronti del professor Bibo Cecchini, accusato tempo fa da un esponente della maggioranza cittadina

ALGHERO – Incidente diplomatico tra la Facoltà di Architettura e il Sindaco di Alghero. In cinquanta tra docenti, ricercatori e studenti scrivono a Marco Tedde, reo, secondo loro, di non aver chiarito la sua posizione in merito alle dichiarazioni, definite gravi ed offensive, nei confronti del professor Bibo Cecchini, accusato tempo fa da un esponente della maggioranza cittadina.

La questione risale alla vicenda della lapide sul monumento ai caduti della Seconda Guerra Mondiale sollevata dal professore con una lettera aperta e al dibattito pubblico che ne scaturì. Lettera e dibattito ai quali il Sindaco non diede una risposta, né intervenne pubblicamente.

«Se si trattasse di una questione storica minore probabilmente non le avremmo scritto –scrivono al sindaco gli universitari- ma poiché crediamo invece che essa riguardi fatti storici alla base della nostra Costituzione repubblicana, ci permettiamo di mettere in rilievo come il silenzio possa costituire un atto ed un fatto politico altrettanto rilevante, effettivo e dirimente come può costituirlo una risposta».

Risposta in seguito mancata anche al preside della Facoltà, che scrisse al sindaco chiedendogli di “intervenire apertamente su questa vicenda per ristabilire una necessaria distanza tra le opinioni politico-culturali, che ovviamente possono essere del tutto divergenti, e altri atteggiamenti”.

«Desideriamo esprimerle il nostro rammarico ma anche lo stupore, per questo mancato riscontro sul piano istituzionale», concludono gli universitari nella lettera inviata a Marco Tedde al quale chiedono cortesemente di voler rispondere.

da Alguer.it

mercoledì 5 novembre 2008

AN CONTRO GLI ZINGARI DI FERTILIA: AVVERTITELI CHE IL VENTENNIO E’ FINITO

E’ incredibile leggere le parole del circolo cittadino di AN riportate sulla stampa locale riguardo “gli zingari”, come vengono definiti nei comunicati. I finiani algheresi hanno evidentemente delle difficoltà ad accettare che in Italia, dal momento della creazione della Repubblica, la responsabilità penale è individuale. Qualcuno evidentemente doveva ancora aggiornarli su questo passo avanti rispetto al ventennio. Dunque “gli zingari” non sono un soggetto che compie reati. I reati li compiono le persone, con un nome e un cognome e un dovere rispetto alla legge. Forse questo è sfuggito al circolo di An, che riesce a fare anche un ambo di gaffe, quando si lascia andare all’epiteto doppiamente infelice di “delinquenti”.
Doppiamente infelice per due motivi: primo perché, per quanto i destrorsi se ne dolgano, le teorie lombrosiane sono state fortunatamente superate, e non esistono “delinquenti” e “non delinquenti”, e qualcuno dovrebbe informarli anche su questo, sul fatto che affibbiare una nomea di delinquente così sommariamente con nonchalance è una pratica simile ai tentativi, cari proprio al Lombroso, di stabilire la bontà o la malvagità delle persone in base ai tratti psicosomatici. Il reato, inoltre, è considerato un’azione puntuale, secondo le leggi in vigore si sconta la pena assegnata nei modi e tempi stabiliti. Ma scontata la pena, si è persone normali, come tutte le altre, con stessi doveri e diritti. Non si è “delinquenti”.
Tuttavia la parola delinquente è ancora più infelice perché rivolta genericamente e indistintamente a un gruppo di persone accomunate dal paese di provenienza: sono dunque delinquenti quelli che vivono nel campo rom di Fertilia? Appurato che “delinquente” è una parola pesante, soprattutto se rilasciata alla stampa e ancora di più se pronunciata da un partito politico, senza voler scendere nei dettagli, sarebbero fin troppo facile ricordare eventi storici in cui gli uomini hanno prodotto vere e proprie sciagure, proprio con la condanna di gruppi di persone accomunate da una stessa provenienza, una stessa lingua, o una stessa religione o tratti somatici.
Certo a nessuno piace essere derubato, ma, pur non volendo parlare di “razzismo”, a leggere l’intervento di AN sembra di sentire gli stessi discorsi che venivano fatti nei confronti dei sardi in toscana nel periodo dell’anonima.
È come se ognuno di noi ogni qual volta si dovesse spostare da casa, fosse ritenuto colpevole e delinquente a causa di reati commessi dai suoi conterranei. Sempre senza voler parlare di “razzismo”, ovviamente.

Fgci Alghero